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Corrado ammette: “Non eravamo da Serie A”. Errori, limiti e una retrocessione annunciata.

  • Immagine del redattore: Sandro Cacciamano
    Sandro Cacciamano
  • 2 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 mag

Dalla sala stampa dell’Arena Garibaldi, l’amministratore delegato del Pisa Sporting Club, Giovanni Corrado, ci mette la faccia e analizza senza troppi giri di parole una stagione che si chiude nel modo più amaro: con una retrocessione che, di fatto, era nell’aria da settimane.
Dalla sala stampa dell’Arena Garibaldi, l’amministratore delegato del Pisa Sporting Club, Giovanni Corrado, ci mette la faccia e analizza senza troppi giri di parole una stagione che si chiude nel modo più amaro: con una retrocessione che, di fatto, era nell’aria da settimane.

di Sandro Cacciamano


“Non è una giornata che ci rende felici – esordisce –. È arrivato un verdetto che purtroppo aspettavamo da tempo, con l’ennesima partita che è stata lo specchio perfetto della nostra stagione”.

Parole che pesano, perché certificano ciò che si è visto per mesi: un Pisa mai realmente all’altezza della categoria.“Ci è mancata la Serie A – ammette Corrado –. Abbiamo sbagliato valutazioni, non abbiamo capito fino in fondo cosa serviva per affrontare questo campionato”.

Un’analisi lucida, ma che suona anche come una presa di coscienza tardiva. Il riferimento è chiaro: mercato, scelte tecniche e costruzione della rosa.“Forse alcuni giocatori non hanno funzionato insieme e non siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio. Pensavamo di essere più pronti, ma abbiamo sottovalutato la categoria”.

Il nodo è proprio questo: la convinzione, forse eccessiva, di poter reggere l’impatto con la Serie A.“Arrivavamo da anni in cui eravamo protagonisti in Serie B, ci sentivamo pronti. Ma la Serie A è un’altra cosa. Lo capisci solo quando ci sei dentro”.

Corrado difende però il gruppo e la sostenibilità del progetto:“I ragazzi hanno dimostrato attaccamento e professionalità, il pubblico è stato da Serie A. E soprattutto non abbiamo mai messo a rischio la salute della società. Questo per noi è fondamentale”.

Un passaggio importante, che evidenzia una scelta precisa: niente follie economiche per inseguire una salvezza complicata.“Non si retrocede perché si prendono giovani a basso stipendio, ma spesso per stipendi troppo alti. Noi avevamo il monte ingaggi più basso. Abbiamo fatto una scelta e ce ne assumiamo le responsabilità”.

Ma è proprio qui che emerge il limite strutturale:“In Serie A non basta voler fare bene. Serve appeal, serve esperienza, serve essere pronti davvero. E noi non lo eravamo”.

Corrado non si tira indietro nemmeno sulle responsabilità personali:“Gli errori principali sono i miei. Pensavamo di poter competere, ma evidentemente non era così”.

Uno sguardo poi al futuro, con una certezza e un avvertimento:“Il Pisa ha una proprietà solida, una struttura importante e può dare continuità. Ma la Serie B non va sottovalutata. Tornare non sarà semplice”.

Infine, una frase che sintetizza tutto:“Nel calcio servono tre cose: il pallone, i giocatori e la proprietà. Il resto è sostituibile. Noi abbiamo basi solide, ma dovremo essere più bravi”.

Il messaggio è chiaro: la retrocessione non è un incidente, ma il risultato di errori, limiti e valutazioni sbagliate. Ora serve ripartire. Ma questa volta, senza illusioni.



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