Hiljemark si sente saldo, ma il Pisa ha già deciso: esonero vicino e rivoluzione totale
- Sandro Cacciamano

- 25 mag
- Tempo di lettura: 2 min

di Sandro Cacciamano
Parole che lasciano intendere come Hiljemark si sentisse ancora pienamente alla guida del progetto tecnico del Pisa anche per la prossima stagione, forte di un contratto che lo lega al club ancora per un anno e della convinzione di poter proseguire il proprio lavoro.
Ma la realtà, almeno da quanto raccolto nelle ultime ore, sembra essere molto diversa.
La società avrebbe infatti già deciso di esonerare l’allenatore nelle prossime settimane, non appena verrà individuato il nuovo tecnico a cui affidare la ricostruzione nerazzurra dopo una stagione fallimentare sotto ogni punto di vista. Al momento non trapelano nomi ufficiali, ma la sensazione è che la dirigenza si stia già muovendo concretamente per scegliere il profilo da cui ripartire.
Una scelta inevitabile dopo il crollo verticale degli ultimi mesi, culminato con nove sconfitte consecutive — il peggior risultato nella storia del Pisa — e con una squadra apparsa smarrita, senza identità e incapace di reagire nei momenti decisivi della stagione.
Domani intanto andrà in scena l’ultimo allenamento a San Piero a Grado, poi scatterà il rompete le righe. Ma sarà soprattutto il momento delle riflessioni profonde, perché questa stagione ha lasciato macerie sportive e una frattura evidente tra squadra, ambiente e tifoseria.
E proprio da tifoso nasce una riflessione personale che oggi pesa forse ancora di più.
Sono tifoso del Pisa dalla stagione 1979/80. Ero un bambino, ma ho vissuto gli anni di Romeo Anconetani, gli anni di una città e di una provincia innamorate della propria squadra. Romeo sapeva perfettamente che Pisa era una realtà piccola, ma aveva capito una cosa fondamentale: il tifoso non era un cliente, era parte integrante del Pisa Sporting Club.
Coinvolgeva la gente, organizzava trasferte popolari con treni e aerei a prezzi accessibili, favoriva la nascita dei club nerazzurri ovunque. E soprattutto, quando le cose andavano male, era il primo a metterci la faccia. Con passione, rabbia, orgoglio. Voleva vedere lo stadio pieno e faceva di tutto per riempirlo, anche abbassando i prezzi dei biglietti pur di sentire la città vicina alla squadra.
Oggi il calcio è cambiato, il sistema è diverso e molto più freddo. Ma una cosa non cambia mai: il legame tra una squadra e il suo popolo.
Negli anni più difficili il pubblico pisano è rimasto attaccato a questi colori proprio perché si sentiva parte di qualcosa. Ecco perché oggi più che mai società e dirigenza devono capire che i tifosi non vanno trattati come semplici spettatori. Vanno ascoltati. Serve dialogo. Serve rispetto. Perché chi segue il Pisa, nel bene e nel male, lo fa con amore vero.
E questa città, dopo una stagione così umiliante, merita molto di più.
foto Pisa Sporting Club




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