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Pisa affondato dai propri limiti: la Curva Nord unica vincitrice

  • Immagine del redattore: Sandro Cacciamano
    Sandro Cacciamano
  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 mag

Dopo la partita contro il Napoli alla Cetilar Arena, ultima gara casalinga di questa disastrosa stagione di Serie A, resta una sensazione chiara: questa squadra e questa società hanno lasciato un segno, ma purtroppo è un segno profondamente negativo.
Dopo la partita contro il Napoli alla Cetilar Arena, ultima gara casalinga di questa disastrosa stagione di Serie A, resta una sensazione chiara: questa squadra e questa società hanno lasciato un segno, ma purtroppo è un segno profondamente negativo.

di Sandro Cacciamano


Doveva essere la partita della dignità. Doveva essere il giorno in cui giocatori e allenatore avrebbero dovuto gettare il cuore oltre l’ostacolo, lottando almeno per l’orgoglio e per rispetto di una città che non ha mai smesso di seguire la squadra. Invece è andata in scena l’ennesima disfatta, l’ennesima prestazione vuota, senz’anima, senz’orgoglio.

Non serve nemmeno parlare di tattica o di analisi tecnica, perché questa squadra ormai trasmette soltanto rabbia e delusione. Il problema non è solo la retrocessione, che nel calcio può anche starci. Il problema è il modo in cui è arrivata: senza reazione, senza carattere, senza la minima sensazione che qualcuno stesse davvero combattendo per questa maglia.

L’unico applauso meritato va ancora una volta alla Curva Nord, ai tifosi che hanno dimostrato maturità, coerenza e attaccamento vero. Lo striscione esposto durante la gara — “IL PROSSIMO ANNO NON FAREMO SCONTI A NESSUNO” — è il riassunto perfetto della rabbia di una piazza stanca di essere umiliata.

Perché questa squadra si è spenta da settimane. Non solo nei risultati, ma nell’atteggiamento, nella voglia, nella capacità di trasmettere qualcosa alla propria gente. La Curva Nord lo ha spiegato perfettamente nel comunicato distribuito durante la partita: il problema non è la retrocessione, ma la mancanza totale di dignità mostrata in campo.

Tra i pochi a salvarsi in questo deserto sportivo ci sono stati Caracciolo, Calabresi, Moreo e Aebischer, giocatori che almeno hanno provato a lottare. Per il resto, il nulla assoluto. Gli ultimi acquisti offensivi, da Meister a Durosinmi fino a Stojilkovic, hanno rappresentato simbolicamente il fallimento di una squadra incapace persino di reagire emotivamente.

E poi c’è la gestione di mister Hiljemark, che lascia enormi interrogativi. Alla domanda sull’area tecnica rimasta vuota per gran parte della partita, la risposta del tecnico ha lasciato tutti increduli: “Ero in panchina a seguire la squadra”. Parole che suonano scollegate dalla realtà. Un allenatore vive la partita a bordo campo, guida i suoi giocatori, li richiama, li incita, prova a cambiare l’inerzia. Invece, ancora una volta, è sembrato mancare tutto.

Ancora più difficile da comprendere la gestione del caso Marin. Otto anni in nerazzurro, 268 presenze con la maglia del Pisa e nemmeno una vera passerella d’addio davanti al suo pubblico. Sentire dire che il romeno “non era pronto” e che farlo entrare sarebbe stato “un contentino per i tifosi” appare fuori luogo e profondamente irrispettoso verso uno dei simboli recenti del club. Se davvero non era in condizione, allora perché convocarlo e portarlo in panchina nelle ultime due partite?

Hiljemark continua a parlare del suo contratto e del futuro, ma ieri servivano parole diverse. Serviva un allenatore capace di mettersi davanti a tutti e assumersi responsabilità vere. Serviva qualcuno che dicesse: “Prima di mettere in discussione i giocatori, mettete in discussione me”. Invece il messaggio è stato un altro: “La squadra ha giocato con dignità rispetto alla settimana scorsa. Sono un professionista, ho un altro anno di contratto e penso già al prossimo anno”.

Più della partita contro il Napoli, però, resterà il messaggio arrivato dalla Curva Nord Maurizio Alberti. Una contestazione dura ma lucida, rabbiosa ma coerente. Lo striscione “Questa curva non retrocede” racconta perfettamente la distanza enorme tra chi questa maglia la vive davvero e chi invece, in campo e fuori, ha dato la sensazione di essersene dimenticato.

La frase che più colpisce del comunicato della Nord è probabilmente quella che riassume tutta la stagione: “Non abbiamo chiesto la salvezza. Abbiamo chiesto di non fare figure di merda”.

Ed è esattamente questo il punto. I tifosi hanno accettato i limiti tecnici. Quello che non hanno accettato è stata la resa totale. In conferenza stampa, anche da parte mia, è stato chiesto semplicemente impegno, orgoglio e rispetto per una maglia e una città che hanno continuato a seguire il Pisa ovunque e comunque


Foto di Sandro Cacciamano


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