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Pisa, il crollo è totale: stessi errori, zero reazione — la Serie B è una sentenza senza appello

  • Immagine del redattore: Sandro Cacciamano
    Sandro Cacciamano
  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 2 min
Il 1° maggio 2026 non segna una svolta. Non cambia la storia.Pisa–Lecce è semplicemente l’ennesima fotografia sbiadita di una stagione fallimentare, una pellicola già vista troppe volte, consumata, logora, prevedibile.
Il 1° maggio 2026 non segna una svolta. Non cambia la storia.Pisa–Lecce è semplicemente l’ennesima fotografia sbiadita di una stagione fallimentare, una pellicola già vista troppe volte, consumata, logora, prevedibile.

di Sandro Cacciamano


Oscar Hiljemark si affida ancora al 3-5-2, riproponendo in blocco la stessa formazione vista contro il Parma. Una scelta che sa più di ostinazione che di convinzione. Semper in porta, Canestrelli–Caracciolo–Bozhinov dietro, Leris e Angori sulle corsie, Aebischer, Akinsanmiro e Vural in mezzo, Moreo e Stojilkovic davanti.Ma il problema non è solo l’assetto. Il problema è che questo Pisa non evolve, non corregge, non impara.

L’inizio è quasi ingannevole. Il Pisa prova a costruire, a tenere il pallino del gioco, a dare l’impressione di essere vivo. Aebischer al 12’ disegna una punizione perfetta, ma Falcone risponde da portiere vero. È una delle poche cose pulite della serata.

Poi però arriva la realtà. Cruda. Impietosa.Al 15’ Stojilkovic si presenta solo davanti al portiere e sbaglia in maniera clamorosa. Non è solo un errore: è il simbolo di una squadra che non ha più lucidità, né cattiveria sotto porta. Occasioni costruite con fatica e buttate via con leggerezza.

E quando non sono gli attaccanti a fallire, ci pensa la squadra a farsi male da sola.Al 23’ Akinsanmiro inventa un retropassaggio senza senso, regalando un pallone sanguinoso: Semper deve superarsi per evitare l’autogol.Al 43’ perde di nuovo palla, Caracciolo è costretto al fallo.Errori tecnici, scelte sbagliate, concentrazione assente: una miscela che ha accompagnato tutta la stagione.

Nella ripresa ci si aspetterebbe una reazione. Un segnale. Una mossa dalla panchina. Nulla.Si riparte con gli stessi uomini, gli stessi limiti, le stesse fragilità.

Al 48’ Stojilkovic ha un’altra occasione e la spreca ancora. E qui la partita cambia definitivamente direzione. Perché nel calcio, quando non segni, paghi. Sempre.

Al 51’ il Lecce riparte: il centrocampo del Pisa si apre come il mare, Banda si ritrova solo e colpisce.Il pareggio di Leris al 56’ sembra riaprire tutto, ma è solo un’illusione momentanea, una fiammata destinata a spegnersi subito.

Perché il Pisa è fragile. Terribilmente fragile.Al 64’ Pierotti attraversa metà campo indisturbato, senza opposizione, senza pressione. Arriva al limite, serve Cheddira: gol.Una rete che nasce da un’assenza totale di struttura difensiva e mentale.

Da lì in poi è un assalto confuso, disordinato, nervoso.Stojilkovic al 68’ sbaglia ancora il possibile pareggio, confermando una serata da incubo.Al 73’ doppia occasione clamorosa: Piccinini e Maister non riescono a segnare a porta spalancata. Errori che pesano come macigni.

E poi arriva l’immagine che riassume tutto.Minuto 90+3: il Pisa è tutto in avanti, ultima chance su rimessa laterale.A batterla è Durosinmi, la prima punta.

Sì, la prima punta.

Un dettaglio che diventa simbolo. Confusione. Disorganizzazione. Mancanza di identità.Una squadra che non sa più nemmeno come provarci.

Questa non è una sconfitta casuale.È la sintesi perfetta di una stagione.

Stojilkovic continua a sbagliare l’impossibile. Akinsanmiro è irriconoscibile. La gestione tecnica è fragile, tardiva, inefficace. E la squadra, dopo ogni colpo subito, si spegne. Sempre.

Non c’è più nulla da analizzare. Nulla da salvare.Solo una realtà evidente:

la matematica ormai parla chiaro. E questa volta non lascia scampo. Il Pisa è in Serie B.



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