ANALISI TECNICO-TATTICA | Pisa, ad Avellino si spegne il motore: centrocampo in affanno e turnover sotto accusa


di Sandro Cacciamano
Il 3-4-2-1 perde equilibrio: il centrocampo è il vero problema
Paolo Bianco conferma il consueto 3-4-2-1, ricorrendo al turnover per gestire gli impegni ravvicinati. In difesa spazio a Primasso, Angori e Calabresi, rientrato dopo la squalifica, mentre Bozhinov resta inizialmente fuori.
La scelta più discutibile riguarda però il centrocampo, con l'inserimento di Giuseppe Leone, apparso in difficoltà contro un Avellino rapido, dinamico e aggressivo.
Il centrocampista nerazzurro non riesce a garantire il necessario equilibrio tra costruzione e interdizione, mostrando limiti soprattutto nella gestione delle transizioni avversarie. Emblematico l'episodio della seconda rete, quando Russo riesce a sviluppare la propria azione senza incontrare un contrasto sufficientemente efficace.
Il Pisa perde così il controllo della zona centrale, elemento fondamentale per il funzionamento del sistema tattico di Bianco.
Una difficoltà che avrebbe probabilmente richiesto una correzione anticipata, magari attraverso l'inserimento di Loyola già all'inizio della ripresa.
Leris e Zanon sottotono, manca la spinta sulle fasce
Anche sugli esterni il Pisa non offre la consueta qualità.
Leris mostra grande volontà, ma commette diverse imprecisioni, perdendo palloni pericolosi nella zona centrale e favorendo alcune ripartenze irpine. Il pallone terminato sul palo sembra inoltre nascere più da un traversone insidioso che da una conclusione intenzionale.
Zanon, invece, appare al di sotto delle proprie possibilità, senza riuscire ad alimentare con continuità la manovra offensiva.
Nel 3-4-2-1 gli esterni rappresentano una risorsa fondamentale per creare ampiezza e superiorità numerica. Ad Avellino questo contributo è mancato, rendendo il gioco nerazzurro lento e prevedibile.
Difesa e Confente: troppe situazioni di pericolo
Nel reparto arretrato Bianco ha scelto di schierare Primasso, Angori e Calabresi, quest'ultimo rientrato dopo la squalifica, lasciando inizialmente fuori Bozhinov.
Una linea che, nel complesso, non ha sempre offerto le necessarie garanzie.
Calabresi, dal quale era lecito attendersi maggiore sicurezza ed esperienza, non è riuscito a incidere come nelle sue migliori prestazioni.
Il successivo ingresso di Canestrelli ha portato maggiore ordine, anche se occorre considerare che, in quella fase, l'Avellino aveva già assunto un atteggiamento maggiormente conservativo, concentrandosi soprattutto sulla difesa del risultato.
Positiva, invece, la prova di Primasso, che ha mostrato attenzione e applicazione fino al momento in cui è stato costretto a chiedere la sostituzione per un problema fisico apparentemente lieve.
Qualche perplessità anche sulla prestazione di Confente.
Il portiere nerazzurro è apparso vulnerabile in almeno due circostanze: sul colpo di testa di Cheddira, terminato sulla traversa, e in un'altra situazione nella quale è stato decisivo l'intervento di Moreo.
In entrambi gli episodi il Pisa ha evitato conseguenze peggiori, ma sono emersi dubbi sul posizionamento e sulla capacità del portiere di intervenire efficacemente.
Anche in occasione delle reti subite resta la sensazione che una maggiore attenzione e una migliore lettura delle traiettorie avrebbero potuto offrire qualche possibilità in più.
Va comunque precisato che le responsabilità difensive non possono essere attribuite esclusivamente al portiere: la scarsa protezione del centrocampo e le difficoltà nelle coperture preventive hanno contribuito a rendere più complicato il lavoro dell'intero reparto.
Pittarello isolato, Rao e Tramoni senza gli spazi necessari
In fase offensiva Pittarello ha cercato di rendersi utile, ma è stato spesso controllato attraverso marcature strette e raddoppi che ne hanno limitato la possibilità di incidere.
L'attaccante ha dovuto confrontarsi con una retroguardia attenta, senza ricevere sempre il necessario supporto dai compagni.
Rao ha provato a creare pericoli, in particolare attraverso un calcio piazzato che ha messo in difficoltà il portiere irpino.
Per il resto, però, non si sono viste con continuità quelle accelerazioni e quelle iniziative individuali che lo avevano reso determinante nelle precedenti partite.
Considerazioni simili valgono per Tramoni, che non è riuscito a trovare gli spazi necessari per esprimere le proprie qualità.
Quando Bianco ha cercato di modificare l'assetto attraverso le sostituzioni, l'Avellino aveva ormai abbassato il proprio baricentro, organizzando una fase difensiva compatta.
Gli irpini hanno chiuso gli spazi centrali e limitato le possibilità di penetrazione, costringendo il Pisa a una manovra spesso prevedibile.
L'arrembaggio finale non è stato sufficiente per cambiare l'andamento dell'incontro.
La squadra ha cercato di aumentare la pressione, ma senza trovare quella velocità di esecuzione e quella qualità negli ultimi metri necessarie per superare una difesa ormai schierata.
Turnover e sostituzioni: Bianco deve riflettere
Il turnover è una scelta comprensibile, soprattutto con un calendario ricco di impegni. Tuttavia, ad Avellino le modifiche iniziali non hanno garantito la necessaria intensità.
La difficoltà del centrocampo è apparsa evidente e l'inserimento anticipato di Loyola avrebbe potuto offrire maggiore dinamismo.
Più in generale, il Pisa è sembrato meno aggressivo, poco reattivo sulle seconde palle e incapace di sviluppare quella velocità di gioco che aveva caratterizzato le precedenti prestazioni.
Non è stato soltanto un problema di singoli, ma di equilibrio collettivo e di interpretazione della partita.
Le conclusioni: Bianco deve ripartire dal centrocampo
La trasferta di Avellino rappresenta un passaggio sul quale Paolo Bianco dovrà riflettere attentamente.
Il Pisa non ha mostrato la brillantezza delle precedenti uscite, pagando soprattutto la mancanza di dinamismo nella zona centrale del campo.
Le difficoltà di Leone, le imprecisioni di Leris, la limitata spinta di Zanon e alcune incertezze difensive hanno contribuito a una prestazione complessivamente insufficiente.
Il tecnico dovrà valutare non soltanto le scelte iniziali, ma anche i tempi delle sostituzioni e la capacità della squadra di modificare il proprio atteggiamento durante la gara.
La sensazione è che il problema principale non riguardi il 3-4-2-1 in sé, un sistema che nelle precedenti partite aveva dato risposte convincenti, quanto la capacità degli interpreti di applicarlo con la necessaria intensità.
Il centrocampo è il motore di una squadra: è lì che si costruisce il gioco, si interrompono le iniziative avversarie e si determinano i tempi della partita.
Quando manca equilibrio in quella zona, tutto il sistema ne risente.
Bianco ha dimostrato in altre occasioni di saper leggere le partite e intervenire attraverso i cambi. Ad Avellino, invece, le sue decisioni non hanno prodotto la risposta necessaria.
Non è il momento di mettere in discussione un percorso di crescita, ma nemmeno di sottovalutare i segnali emersi.
Perché il Pisa può permettersi di perdere una partita, ma non deve perdere la propria identità: intensità, velocità, aggressività e capacità di giocare da squadra.
Ed è proprio da questi principi che Paolo Bianco dovrà ripartire.
Il modulo può restare lo stesso. Quello che deve cambiare è il ritmo con cui viene interpretato.




Commenti