Fiorentina-Pisa 3-0, il risultato fa male ma non racconta tutto: dentro l’analisi tecnico-tattica


di Sandro Cacciamano
Il 3-0 del Franchi elimina il Pisa dalla Coppa Italia, ma dal punto di vista tecnico-tattico la partita racconta qualcosa di più complesso del risultato finale.
Paolo Bianco aveva promesso rotazioni e le rotazioni sono arrivate. Rispetto alla pesante sconfitta con l'Entella, il tecnico nerazzurro ha praticamente ridisegnato la squadra, lasciando nell'undici iniziale soltanto Canestrelli e Leris tra i titolari della gara precedente.
Il Pisa si è presentato con Scuffet; Caracciolo, Canestrelli e Primasso; Zanon, Loyola, Piccinini e Leris; Ferrah e Rao alle spalle di Pittarello. Una disposizione leggibile come 3-4-2-1/3-4-3 nelle diverse fasi della partita.
Primo tempo: il Pisa non si limita a difendersi
La Fiorentina ha avuto maggiormente il pallone, ma per lunghi tratti il possesso viola è stato poco incisivo.
Il Pisa ha scelto di non andare alla ricerca di una pressione esasperata, cercando invece di mantenere le distanze tra i reparti e ripartire una volta recuperato il pallone.
Ed è soprattutto sulla corsia sinistra che i nerazzurri hanno trovato qualcosa di interessante.
Leris garantiva ampiezza, mentre Rao si muoveva dentro e fuori dal mezzo spazio, andando spesso a puntare João Mário. Il giovane offensivo nerazzurro è stato probabilmente l'elemento più imprevedibile del Pisa nel primo tempo: dribbling, accelerazioni e libertà di movimento hanno creato più di un problema alla difesa viola.
Al 15' proprio Rao ha saltato João Mário e servito Piccinini, che da posizione favorevole non è riuscito a trovare la porta. Intorno alla mezz'ora ancora Rao è entrato in area e ha colpito l'esterno del palo; pochi minuti dopo ha cercato nuovamente la conclusione dal limite mandando sopra la traversa.
Sono situazioni importanti perché mostrano quale fosse l'idea di Bianco: accettare il possesso della Fiorentina, rimanere compatti e verticalizzare rapidamente una volta riconquistato il pallone.
Pittarello riferimento centrale
Interessante anche la prestazione di Filippo Pittarello, alla prima da titolare.
Il centravanti non è riuscito a trovare il gol, ma ha svolto un lavoro utile spalle alla porta, cercando di dare un riferimento alla squadra e consentendo a Rao e Ferrah di muoversi alle sue spalle.
Non sempre il Pisa è riuscito ad accompagnarlo con abbastanza uomini, ma la sua presenza ha permesso ai nerazzurri di avere una soluzione diretta quando non era possibile uscire attraverso il palleggio.
Il gol di Pellegrino rompe l'equilibrio
La Fiorentina, fino a quel momento poco pericolosa, trova il vantaggio al 40'.
Dragusin calcia con potenza dalla distanza, Scuffet respinge centralmente e Pellegrino è il più rapido ad arrivare sul pallone per l'1-0.
Un episodio pesante soprattutto perché arriva dopo una frazione nella quale il Pisa aveva concesso relativamente poco e aveva prodotto alcune delle situazioni offensive migliori.
Ed è probabilmente questo il primo punto sul quale Bianco dovrà lavorare: quando una squadra sceglie di giocare una partita di attesa e ripartenza contro un avversario tecnicamente superiore, ogni dettaglio dentro la propria area diventa determinante.
Ripresa: i cambi modificano gli equilibri
Il Pisa prova inizialmente a rimanere dentro la partita.
Poi cominciano i cambi.
Bianco inserisce Moreo, Petagna e Angori per Rao, Zanon e Pittarello; successivamente entrano Coppola e Denoon. Vanoli risponde introducendo giocatori come Njie e Gonçalves.
Ed è qui che cambia progressivamente la partita.
Con l'uscita di Rao il Pisa perde parte della capacità di strappare tra le linee e di creare superiorità individuale. Dall'altra parte, invece, Njie porta velocità e uno contro uno.
Il 2-0 nasce esattamente da questa situazione.
Al 71' Njie accelera sulla destra, supera la pressione nerazzurra ed entra in area servendo Gnonto, che deve soltanto depositare il pallone in rete.
È forse l'azione tatticamente più significativa della ripresa: quando il Pisa perde compattezza, la qualità individuale della Fiorentina trova finalmente campo.
Il 3-0 è probabilmente troppo severo
Nel recupero arriva anche il gol di Gonçalves, che al 92' chiude definitivamente la partita.
Il risultato diventa così 3-0.
Un punteggio netto, ma che non fotografa completamente quanto visto soprattutto nella prima parte della gara. Anche i numeri aiutano a contestualizzarlo: Fiorentina avanti nel possesso 56,8% contro 43,2%, 9-6 nei tiri complessivi e 4-0 nelle conclusioni nello specchio; il Pisa, però, ha colpito un palo.
Ed è proprio lo 0 nelle conclusioni in porta il dato sul quale riflettere.
Il Pisa è riuscito ad arrivare diverse volte negli ultimi metri, ma troppo raramente ha trasformato una buona costruzione in una vera conclusione pericolosa.
Rao e Pittarello, due indicazioni interessanti
Se Bianco cercava risposte dalle cosiddette seconde linee, qualcosa è arrivato.
Rao ha mostrato qualità nell'uno contro uno, personalità e capacità di ricevere tra le linee.
Pittarello, pur senza segnare, ha dimostrato di poter rappresentare un riferimento centrale differente da Petagna.
Anche diversi giovani hanno avuto minuti importanti in una partita giocata contro un avversario di categoria superiore.
Non è poco.
Ma la Coppa Italia lascia anche un'altra indicazione.
Il Pisa deve imparare a rimanere dentro la partita fino all'ultimo
Bianco nel dopogara ha insistito proprio su questo concetto: ha apprezzato la voglia mostrata dalla squadra e il primo tempo, ma ha sottolineato che il Pisa non può permettersi di "staccare la spina" e deve sviluppare quella cattiveria agonistica che lui stesso ha definito “veleno”.
Ed è probabilmente questa la vera sintesi tecnico-tattica della serata.
Per circa un'ora il Pisa ha saputo accorciare, soffrire, ripartire e mettere in difficoltà una Fiorentina tecnicamente superiore. Quando sono diminuite intensità e distanze tra i reparti, invece, il divario individuale è diventato evidente.
Dopo i quattro gol subiti dall'Entella ne sono arrivati altri tre al Franchi: sette reti incassate nelle ultime due partite.
Ma Firenze, a differenza della serata contro l'Entella, ha lasciato anche qualche segnale sul quale costruire.
Il Pisa visto per buona parte della gara ha avuto ordine e coraggio. Adesso Bianco deve riuscire a trasferire queste caratteristiche per novanta minuti e soprattutto in campionato.
La Coppa finisce a Firenze. Le indicazioni tattiche, invece, dovranno ripartire da Mantova.




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