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Pisa, una stagione buttata: errori, rimpianti e un futuro tutto da ricostruire

  • Immagine del redattore: Sandro Cacciamano
    Sandro Cacciamano
  • 28 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Di Sandro Cacciamano


Siamo arrivati alla 35ª giornata di Serie A e il Pisa si prepara ad affrontare il Lecce nella serata del 1° maggio 2026, alle ore 20:45, alla Cetilar Arena. Una partita che, a questo punto della stagione, ha un valore relativo in classifica ma enorme dal punto di vista simbolico: serve orgoglio, serve dignità, serve dimostrare alla città e ai tifosi che, nonostante tutto, la squadra è ancora presente.

Perché al di là del risultato finale, quello che resta è il senso di incompiuto. Questa è stata una stagione in cui il Pisa ha avuto più occasioni di quanto racconti la classifica, ma non ha mai avuto la capacità di trasformarle in punti. Una squadra che ha spesso costruito, ma quasi mai finalizzato. Una squadra che è arrivata vicino all’obiettivo senza mai davvero afferrarlo.

Il tema è sempre lo stesso: la mancanza di concretezza. Il Pisa ha sprecato troppo, in momenti decisivi, in situazioni che avrebbero potuto cambiare il corso del campionato. Non si tratta di episodi isolati, ma di una costante.

Il caso più emblematico resta Parma–Pisa. Stojilkovic, solo davanti al portiere, sbaglia un gol già fatto: un errore che pesa come un macigno. In Serie A, occasioni così non si possono fallire. È il classico episodio che segna una partita, ma anche una stagione.

E non è stato l’unico. In Roma–Pisa, Hojholt si trova a tu per tu con il portiere dopo una bella azione costruita con Moreo e Aebischer, ma spreca tutto calciando addosso all’estremo difensore. Un’altra occasione, un altro rimpianto.

Le partite casalinghe non hanno fatto eccezione. In Pisa–Torino, Tramoni guida una ripartenza perfetta, con Stojilkovic al suo fianco, ma sbaglia completamente la scelta finale: un passaggio impreciso e fuori misura che annulla una potenziale occasione da gol. Errori tecnici, certo, ma anche mentali. Errori che, a questo livello, non dovrebbero esistere.

Ancora più significativa Pisa–Genoa: dopo il vantaggio, Angori si ritrova in una situazione favorevole, ma condizionata dal posizionamento errato di Tramoni, costantemente in fuorigioco. Costretto a concludere, tira come può, ma il portiere respinge. Anche qui resta una domanda aperta su Tramoni: un giocatore di talento, su cui in molti avevano puntato, ma che nel momento decisivo è mancato.

E allora diventa inevitabile allargare il discorso. Le responsabilità non possono ricadere esclusivamente su Oscar Hiljemark. Sarebbe troppo semplice. Questa stagione è il risultato di una serie di scelte, alcune discutibili, che partono da lontano.

Anche il mercato ha inciso. Il mancato arrivo di Giovanni Simeone ha rappresentato uno spartiacque. Da lì, la scelta di puntare su Meister non ha prodotto i risultati sperati. Un attaccante mai realmente incisivo, che non ha dato le garanzie necessarie in una categoria come la Serie A. Al contrario, un giocatore come Lind, pur con limiti evidenti, ha spesso dato qualcosa in più in termini di aggressività, pressing e spirito.

Capitolo a parte merita Lorran: un talento rimasto incompiuto, difficile da interpretare, mai realmente integrato nel sistema di gioco. Una scommessa che, almeno per ora, non ha pagato.

E così si arriva a oggi, con una squadra che deve giocare le ultime partite più per dovere che per reale obiettivo. Contro il Lecce servirà una reazione, non tanto per la classifica, ma per rispetto verso una piazza che ha atteso 34 anni per tornare in Serie A.

Perché la domanda, ora, è inevitabile: cosa rimarrà di questa stagione? Rimarranno gli errori, i rimpianti, le occasioni sprecate. Rimarrà la sensazione di aver avuto una possibilità e di averla lasciata scivolare via.

Ma una certezza, forse, c’è: non finisce qui. Il Pisa dovrà ripartire, ricostruire e imparare dai propri errori. Ci vorrà tempo, ma la convinzione è che questo club possa tornare. E quando lo farà, dovrà essere per restare.



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